I dazi di Trump

Pubblicato il 28 novembre 2025 alle ore 09:33
I dazi di Donald Trump — Analisi approfondita

I dazi di Donald Trump — Analisi approfondita

Motivazioni, tappe, strumenti giuridici, liste tariffarie, reazioni internazionali ed effetti economici (con riferimenti a studi e documenti ufficiali).

Introduzione: il contesto e la strategia «America First»

Tra il 2017 e il 2020 l'amministrazione Trump ha introdotto una serie ampia e diversificata di misure tariffarie e protezionistiche, con obiettivi dichiarati di tutelare industria e lavoratori americani, rimediare a pratiche commerciali ritenute sleali e correggere disavanzi commerciali. La strategia non era soltanto economica ma fortemente politica: i dazi erano strumenti negoziali, di pressione e visibilità pubblica nell'ambito di una dottrina chiamata «America First».

Strumenti legali principali usati dall'amministrazione

Section 232 — Sicurezza nazionale (steel & aluminum)

La Section 232 del Trade Expansion Act (1962) autorizza il Presidente a imporre restrizioni alle importazioni se queste minacciano la sicurezza nazionale. Nel marzo 2018 l'amministrazione Trump ha invocato la Section 232 per imporre un dazio del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio, con esenzioni temporanee iniziali per alcuni partner. Queste tariffe sono state applicate in larga misura a partire dall'estate 2018 e hanno coinvolto sia paesi terzi sia alleati. 0

Section 301 — Pratiche commerciali cinesi (IP, trasferimento tecnologia)

La Section 301 del Trade Act (1974) consente al governo USA di adottare misure commerciali contro pratiche che limitano l'accesso al mercato statunitense o che violano gli accordi commerciali. L'USTR ha avviato un'indagine sulle pratiche cinesi circa trasferimento forzato di tecnologia, proprietà intellettuale e politiche industriali; il risultato sono state quattro «liste» principali di prodotti cinesi soggetti a tariffe aggiuntive (List 1, 2, 3, 4A/4B), con tetti e aliquote variabili (sino al 25% su molte voci). Le informazioni sulle liste e sul processo di esclusioni sono pubblicate dall'USTR. 1

Section 201 — Safeguard (solar panels, washing machines)

La Section 201 del Trade Act autorizza misure di salvaguardia temporanee (safeguards) per industrie nazionali in difficoltà a causa di importazioni in forte aumento. Nel 2018 l'amministrazione ha introdotto misure su pannelli solari e lavatrici dopo indagini che hanno rilevato un impatto serio sui produttori locali; le tariffe sui pannelli solari seguivano un calendario di diminuzione progressiva (es. 30% iniziale con riduzioni negli anni successivi). 2

Cronologia e tappe principali (2017–2020)

2017 — prime azioni e indagini

Nel 2017 furono avviate le prime investigazioni formali (Section 232 su metalli; Section 301 su pratiche cinesi) e fu impostata la narrativa politica sulla necessità dei dazi.

Marzo 2018 — Dazi su acciaio (25%) e alluminio (10%)

L'annuncio di marzo 2018 e la successiva attuazione (in alcuni casi con esenzioni temporanee e successivi rientri) rappresentano il primo grande pacchetto che ha coinvolto alleati e paesi terzi, generando proteste, richieste di esclusione e tensioni diplomatiche. 3

Luglio–Settembre 2018 — Prime tranches di tariffe Section 301 su prodotti cinesi

L'USTR pubblicò le prime liste: inizialmente $34 miliardi (List 1), poi $16 miliardi (List 2), seguiti da un pacchetto più ampio da $200 miliardi che ha visto aumentare l'aliquota dal 10% al 25% su molte voci. Queste misure hanno innescato rappresaglie cinesi. 4

Gennaio 2018 — Section 201 su pannelli solari e lavatrici (safeguards)

Le misure safeguard furono implementate per proteggere produttori locali in difficoltà e prevedevano tariffe pluriennali con riduzioni programmate. 5

2019 — Escalation e minacce globali (auto, ulteriori liste)

Nel 2019 le tensioni si intensificarono: minacce di tariffe sull'auto (con ampia portata sui prodotti importati), l'estensione delle liste tariffarie e misure punitive contro paesi che adottavano ritorsioni. L'amministrazione impiegò i dazi anche come strumento negoziale con Messico e altri paesi. (vedi sezione dettagliata sui paesi colpiti). 6

Gennaio 2020 — Phase One agreement con la Cina

A gennaio/febbraio 2020 gli Stati Uniti e la Cina firmarono il cosiddetto «Phase One» deal: la Cina si impegnò a incrementare le importazioni di beni e servizi USA per circa $200 miliardi in due anni su una base 2017; in cambio gli USA ridussero alcune misure (per es. alcune riduzioni delle aliquote su una parte delle voci 4A), ma mantennero molte tariffe già in vigore. L'accordo fu comunque parziale e i target di acquisto non furono pienamente raggiunti, anche per effetto della pandemia. 7

2021 in poi — sospensioni/rinegoziazioni e ricadute

Alcune misure furono rimesse in discussione o modificate nelle amministrazioni successive; tuttavia la struttura dei dazi e le barriere normative introdotte hanno prodotto effetti persistenti sulle catene del valore globali. Inoltre, negli anni successivi vi sono stati sviluppi politici e alcuni riposizionamenti internazionali. 8

Le «liste» tariffarie Section 301 (China) — cosa contenevano e come sono state applicate

L'USTR ha pubblicato le varie liste (List 1: $34bn; List 2: $16bn; List 3: $200bn; List 4A/4B: circa $120bn) che raggruppavano migliaia di voci di tariffa. Le aliquote variarono (10% iniziali su alcune voci, poi aumentate al 25% su molte categorie) e molte categorie hanno subito esclusioni temporanee o revisioni (esclusionI temporanee per casi d'importanza strategica o per ridurre impatti sui produttori americani). 9

Meccanismo di esclusioni

L'USTR aprì un processo di «exclusion requests» per permettere a importatori o produttori di ottenere temporanee esenzioni dalle tariffe su base di necessità economica o impossibilità di reperire forniture equivalenti domestiche. Il processo era lungo e spesso soggetto a revoche o rinnovi. 10

Chi è stato colpito — settori ed economie

Non esiste una sola «vittima» o un unico settore: i dazi hanno preso di mira:

  • Acciaio e alluminio (prodotti base, semi-lavorati).
  • Molte categorie di elettronica, componentistica e prodotti finiti cinesi (smartphone, componenti telecom, semilavorati).
  • Prodotti agricoli USA come target di ritorsioni (soia, carne, auto-tonalities per alcuni paesi).
  • Prodotti europei soggetti a dazi correlati alla disputa Airbus/Boeing (vino, formaggi, whisky ecc.).

Le ritorsioni colpirono aree sensibili (agricoltura, manifattura) e vennero spesso indirizzate su beni prodotti in aree politicamente strategiche (state-level targeting). 11

Effetti economici — evidenza empirica e studi

Una serie di studi economici e analisi istituzionali ha misurato gli effetti delle tariffe USA su prezzi, welfare, produzione e commercio. Sintesi delle evidenze principali:

Effetto sui prezzi e sul benessere

Molti studi mostrano che gli oneri delle tariffe sono stati largamente trasferiti ai consumatori statunitensi sotto forma di prezzi più alti sugli intermediate goods e beni finali, riducendo il potere d'acquisto e generando deadweight loss. Un importante studio del NBER e altri lavori stimano perdite significative in termini di surplus reale e aumento dei prezzi per l'economia americana. 12

Effetto sulle esportazioni USA e ritorsioni

Le ritorsioni dei partner commerciali hanno ridotto le esportazioni statunitensi in beni colpiti e hanno avuto un impatto localizzato su settori manifatturieri e agricoli; uno studio ha evidenziato che esportazioni USA su prodotti esposti a ritorsioni sono diminuite in modo sostanziale. 13

Impatto macroeconomico

Analisi della Fed e di altri centri suggeriscono che le tariffe e l'incertezza politica abbiano rallentato la crescita reale (stime su punti percentuali di PIL perduto rispetto a scenari senza tariffe) e contribuito a volatilità nei mercati finanziari. Alcuni studi indicano perdite di reddito aggregato e perdite di capitalizzazione azionaria. 14

Risposte internazionali e ritorsioni

Le contromisure sono state immediate e diversificate: dalla imposizione di tariffe ritorsive da parte della Cina su prodotti agricoli e manufatti USA, fino a dispute presso il WTO (per esempio il lungo capitolo Airbus/Boeing che ha portato a tariffe autorizzate e contromisure europee). Anche alleati storici (UE, Canada) hanno risposto con misure proporzionali o minacce di ritorsione, e in alcuni casi hanno negoziato esenzioni o eliminazione reciproca successiva. 15

Politica domestica, lobby e impatti regionali

L'effetto politico dei dazi è stato complesso: alcuni settori industriali (acciaio, certe fabbriche) e alcuni lavoratori hanno beneficiato di maggiore domanda interna; altri settori (agricoltura, retail, automotive) hanno sofferto per rincari e perdita di mercati esteri. Organizzazioni come «Tariffs Hurt the Heartland» hanno organizzato pressioni contro i dazi; molte imprese hanno inviato lettere e lobbiedown per chiedere la risoluzione delle controversie. 16

Meccanismi pratici: come venivano applicati i dazi

L'amministrazione ha usato liste tariffarie per specificare codici HS/HTS soggetti a sovratassa, ha avviato procedure di esclusione, e in alcuni casi ha ampliato l'ambito (es. «melted and poured» rules per far rispettare origine e trattamento del metallo). Le tariffe erano riscosse alla dogana all'importazione e contabilizzate come entrate tariffarie federali, mentre gli effetti economici si manifestavano lungo la filiera.

Valutazioni critiche e bilancio finale

A fronte di alcuni obiettivi politici (pressione negoziale, visibilità politica e protezione di settori specifici), la letteratura economica tende a rilevare costi netti per i consumatori e per l'economia in termini di efficienza, con distribuzioni di impatto non omogenee. Alcuni risultati positivi localizzati (salvataggi o stabilizzazioni di imprese) sono stati compensati da aumento prezzi e da perdite nelle esportazioni per i settori colpiti da ritorsioni.

Eredità e sviluppi successivi

Molti degli strumenti, delle barriere e delle nuove prassi introdotte (es. focus su sicurezza nazionale, scrutinio catene di fornitura, uso di tariffe come leva strategica) hanno continuato a influenzare le politiche commerciali anche oltre 2020. Alcuni sviluppi successivi (accordi di sospensione o sospensioni temporanee di misure) non hanno del tutto cancellato l'impatto strutturale delle misure. 17

Esempio recente: nel 2025 vi sono state indicazioni di ripristino/irrobustimento di alcune misure sui metalli (annunci governativi relativi alle tariffe Section 232), che mostrano come la leva tariffaria rimanga viva nella pratica politica americana. 18

Ulteriori letture e studi chiave

  • Documentazione ufficiale USTR su Section 301 e liste tariffarie (esclusioni e procedure). 19
  • Working papers ed analisi economiche dettagliate (NBER, PIIE) sugli impatti macroeconomici e distribuzionali. 20
  • Fact sheets USTR su Section 201 (solar cells & washing machines). 21
  • Resoconti e cronache giornalistiche e analisi su Airbus/Boeing e ritorsioni EU/US. 22
Fonti principali usate in questa pagina:
- Wikipedia: panoramica e cronologia sintetica sui dazi USA (consultazione 2025). 23
- U.S. Trade Representative — Page su Section 301 e liste tariffarie. 24
- PIIE — tracker Phase One purchases. 25
- USTR fact sheet su Section 201 (solar & washing machines). 26
- NBER, working papers sugli impatti economici. 27
- Comunicati e articoli stampa su misure specifiche e sviluppo diplomatico. 28
© 2025 — Analisi: "I dazi di Trump".